Un breve assaggio di Pay2Live. Il romanzo è completo ed è in fase di revisione editoriale.
Pay2Live · Estratto
La Polaroid era nel terzo contenitore, sotto un fascio di manuali gonfi d’umidità e due registri con la copertina mangiata agli angoli.
L’Archivio degli Scarti Non Convenzionali la classificava come **dispositivo fotografico obsoleto, integrità incerta, valore autonomo non garantito**. Che, tradotto dalla lingua dei morti amministrativi, voleva dire: *se ti va bene ci fai qualcosa, se ti va male hai pagato per portarti via il problema di qualcun altro*.
A me andava bene così.
Non perché avessi fiducia nell’Archivio. Nessuno sano di mente aveva fiducia in un posto che vendeva oggetti rifiutati da altri archivi, catalogati da algoritmi troppo pigri per mentire bene. Ma sapevo leggere gli scarti. Era più o meno l’unica cosa che mi avesse impedito di finire dentro una procedura di assistenza permanente, di quelle con il nome gentile e il cappio morbido.
ADA75 non parlava mai con una voce sola. All’Archivio era il drone sopra la corsia, il terminale sul banco, la clausola minuscola sotto il lotto, il tono da zia dell’altoparlante. Cambiava bocca, non intenzione.
Il contenitore era sigillato con una fascetta grigia. Sopra, il terminale proiettava la scheda del lotto in caratteri sottili, quasi eleganti.
**Lotto ASN-C/8821-77**\
**Materiale tecnico misto**\
**Provenienza: studio privato dismesso**\
**Componenti verificati: parzialmente**\
**Rischio contaminazione dati: basso**\
**Valore autonomo: non rilevato**\
**Costo di ritiro: 4,7 crediti vitali**
Sotto, più piccolo:
**Accettando il lotto, l’utente rinuncia a contestazioni su difetti non strutturali, incompletezza documentale, obsolescenza, impronta biologica residua, valore affettivo non dichiarato.**
Il valore affettivo non dichiarato era il mio preferito. Lo mettevano dappertutto, ormai. Anche sugli oggetti che non avrebbero commosso nemmeno chi li aveva comprati nuovi.
Intorno a me gli altri recuperatori si muovevano dentro gusci termici da lavoro, mantelli a fibra cangiante, ginocchiere integrate, colletti sanitari economici che pulsavano quando il saldo scendeva sotto soglia. Il vestiario non diceva più chi eri. Diceva quali manutenzioni potevi permetterti, quali rischi eri disposto a dichiarare e quanto ADA75 si aspettava che tu durassi.
Passai due dita sul bordo della Polaroid senza tirarla fuori del tutto. Il corpo era sporco, ma intero. Una piccola crepa vicino al mirino. La plastica color avorio era diventata quasi gialla, quel giallo da cosa sopravvissuta più per ostinazione che per qualità dei materiali. Il vano della cartuccia sembrava chiuso. Non era detto che funzionasse, ma il punto non era farle scattare fotografie. Il punto era che qualcuno avrebbe pagato per tenerla su uno scaffale, magari accanto a una lampada al plasma d’epoca falsa e a due vinili mai ascoltati.
La gente con abbastanza saldo da comprarsi nostalgia altrui era una delle poche certezze del mio mestiere.
Un drone interno dell’Archivio passò sopra la corsia, lento, con il ronzio educato dei dispositivi che vogliono farti credere di non sorvegliarti. Si fermò mezzo secondo davanti a me. Una luce azzurra mi attraversò il viso.
**Profilo riconosciuto: Martin Roleen.**\
**Categoria operativa: recupero analogico indipendente.**\
**Suggerimento ADA75: estensione garanzia igienica sul lotto — 0,3 crediti vitali.**
«No.»
Il drone emise un suono breve, quasi offeso.
**Rifiuto registrato. Buon recupero.**
Buon recupero. Come se stessi andando a fare una passeggiata in campagna.