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Un breve estratto dall’edizione italiana di AsterPanic #3.

AsterPanic #3 · Verso l’Oltre · Estratto

Il sole baluginava sulle torri di controllo, facendo brillare il metallo delle strutture come un deserto di cromo sotto un cielo azzurro innaturalmente saturo. L’aria sapeva di ozono e combustibile per razzi, mentre la piattaforma di lancio tremava sotto il peso dell’AsterPan-13, la nave spaziale che avrebbe portato Lara Lamberti su Europa.

Tutto attorno a lei era caos organizzato. Tecnici in tute sgargianti correvano avanti e indietro, gesticolando freneticamente su schermi olografici colmi di dati incomprensibili. Slogan motivazionali governativi lampeggiavano sugli enormi pannelli pubblicitari disseminati ovunque, frasi altisonanti che sembravano uscite dal manuale di un dittatore con velleità di poeta:

"VERSO L'IGNOTO, MA SOLO SE CONVIENE!"..

.."IL FUTURO È NOSTRO! (MA SOPRATTUTTO LORO.)"..

.."IL COSMO È UN’OPPORTUNITÀ. MONETIZZIAMOLO!"

Lara inspirò a fondo, cercando di ignorare tutto.

Sapeva che ciò che stava per fare era folle, ma l’alternativa era restare a guardare mentre il nome di suo padre veniva seppellito dal ridicolo. Il famigerato Professor Lamberti, deriso dalla comunità scientifica dopo aver suggerito che il telescopio lunare aveva visto qualcosa, aveva perso tutto:

Credibilità.

Finanziamenti.

Perfino il posto al dipartimento di ricerca.

Ma Lara aveva visto i dati.

Le immagini delle sonde mostravano strutture regolari sotto il ghiaccio di Europa, anomalie nei campi magnetici e un effetto di lente gravitazionale impossibile su una scala così ridotta.

Qualcosa stava distorcendo lo spazio-tempo là sotto.

Aveva parlato a lungo con suo padre la settimana prima. Gli aveva mostrato i dati. E poi..

«Vedi questo?» aveva detto lui, indicando sullo schermo le distorsioni delle onde radio che passavano attraverso il ghiaccio.

«Lo stesso effetto che abbiamo registrato sulla Luna, durante l’ultima missione. Ma nessuno vuole guardarlo sul serio!»

«Perché, se lo facessero, dovrebbero ammettere che c’è qualcosa là fuori.. che non capiamo.»

«E se non fosse niente?» aveva chiesto Lara.

Il Professore aveva sorriso con amarezza. «Oh, è sicuramente niente di pericoloso...» aveva detto.

«Ma è un niente che ci osserva!»

Lara distolse lo sguardo dai pannelli della stazione di controllo e si riportò al presente, il battito del cuore che accelerava con l’avvicinarsi del grande momento. Con passo deciso, scese dalla piattaforma di comando, attraversando il corridoio che la separava dai suoi compagni di viaggio. In quella sala, i preparativi per il lancio erano ormai agli sgoccioli, con ognuno impegnato a sistemare gli ultimi dettagli.

Non avrebbe affrontato quella missione da sola. Un team coeso, ognuno con il proprio ruolo fondamentale, la accompagnava in questo viaggio che segnava una nuova era per l'esplorazione spaziale.

Il suo equipaggio era composto da quattro membri, scelti personalmente dal Professor Lamberti.

C'era il dottor Anwar Dasgupta, un fisico esperto in astrobiologia e geochimica, specializzato nell'analisi delle anomalie magnetiche e chimiche di Europa. Era un uomo pragmatico e riflessivo, sempre pronto a prendere decisioni ponderate.

Poi c'era Camille "Cam" Moreau, la pilota e ingegnere aerospaziale del gruppo, responsabile della manutenzione sia del Turtle Bus che dell’AsterPan-13. Sarcastica, impaziente e incredibilmente brillante, Cam non mancava mai di impressionare con la sua abilità e velocità nel risolvere qualsiasi problema tecnico.

Victor Ramires, ex militare diventato specialista in sicurezza e missioni estreme, faceva parte del team come il più scettico nei confronti dell'ignoto, ma sempre protettivo verso i suoi compagni.

Infine, MAVIS, il sistema di intelligenza virtuale multi-algoritmico, un androide robotico di ultima generazione, completava il gruppo con la sua mente artificiale avanzata e la capacità di adattarsi a qualsiasi situazione.

Erano tutti nell'hangar, immersi nell'osservare le apparecchiature che avrebbero portato con sé durante il viaggio, ognuno concentrato sul proprio compito, ma tutti consapevoli della straordinarietà della missione che li attendeva.

Quel luogo era un vero e proprio microcosmo, dove si intrecciavano attrezzature di ogni tipo, ingranaggi che ruotavano incessantemente e un incessante concerto di rumori meccanici. Ogni angolo vibrava di suoni metallici, dal ronzio dei motori al fruscio delle cinghie in movimento, mentre i bip acustici provenienti dai pannelli di controllo sembravano scandire il ritmo frenetico di quel mondo tecnologico e preciso.

Lara si avvicinò a MAVIS, seduto con una disinvoltura irritante su una console di controllo.

MAVIS era il risultato di un progetto realizzato da una delle aziende più all'avanguardia nel campo della robotica, nota per la sua capacità di spingersi oltre i limiti della tecnologia. Il suo design esterno, elegante e futuristico, sembrava essere stato pensato per comunicare efficienza e intelligenza artificiale all’avanguardia. Tuttavia, ciò che lo rendeva davvero unico, o forse bizzarro, era la programmazione del modulo del firmware, curata personalmente dal padre di Lara. Come esperto di intelligenza artificiale, aveva inserito nel sistema di MAVIS la capacità di comprendere e reagire all'umorismo situazionale. Purtroppo, l’intento di rendere l’androide più "umano" e accessibile si era scontrato con la realtà, creando risultati a volte decisamente imbarazzanti. Il rivestimento metallizzato, personalizzato con una fantasia zebrata, era stato un tentativo mal riuscito di farlo sembrare più amichevole agli occhi del pubblico, ma finiva per apparire piuttosto strano, come il prodotto di un esperimento genetico tra un robot e un divano anni '70. La combinazione di un aspetto troppo eccentrico e un software che oscillava tra battute insensate e reazioni inappropriate dava a MAVIS un’aria decisamente... singolare!

MAVIS la osservò con i suoi occhi digitali lampeggianti e teneri.

«Multi-Algorithmic Virtual Intelligence System operativo. Ho rilevato un’alta concentrazione di tensione nell’aria. Ma niente paura! Se dovesse esplodere la nave, ho già preparato un’ultima battuta per sdrammatizzare.»

Dalla cabina del Turtle Bus, il veicolo spaziale di supporto alla missione posizionato accanto alla grande navetta AsterPan-13, Camille Moreau alzò lo sguardo dalla console, sbuffando.

«Dimmi che almeno ti hanno aggiornato, stavolta.»

«Naturalmente! Ho migliorato il mio repertorio di sarcasmo del 27,4% e aggiunto un modulo per le battute a tema spaziale. Volete sentirne una?»

«No!» rispose Victor senza alzare gli occhi dal suo blaster, un’arma compatta dal design aerodinamico, con il calcio rinforzato in titanio e la canna che pulsava debolmente di luce ionica mentre ne verificava l’energia.

MAVIS lo ignorò.

«Perché un astronauta non può avere una relazione seria? Perché l’amore nello spazio è sempre.. a distanza!»

Il dottor Dasgupta sospirò, massaggiandosi le tempie. «Ti hanno davvero programmato per questo?»

«Esattamente. Sono un androide con un'anima comica.. e un avanzato sistema di supporto alle missioni, naturalmente.»

Lara lo fissò per un istante, con un sorriso appena accennato.

«Solo che MAVIS suona troppo freddo. Mio padre adorava David Bowie da ragazzo.. e io credo che.. Ziggy ti si addica di più!»

L’androide inclinò la testa in un gesto di elaborazione.

«Rinominazione informale accettata. MAVIS resterà il mio nome ufficiale, ma accetterò Ziggy come soprannome. Statistiche indicano che i nomignoli migliorano le interazioni sociali del 34,2%.»

Cam sbuffò. «Perfetto. Abbiamo un androide con il nome di una rockstar. Che potrebbe mai andare storto?